COMPARTIR FLAMENCO 2020

Compartir Flamenco a Mont de Marsan Francia

In viaggio con una passione e un unico passaporto : il flamenco

“Compartir flamenco" : condividere il flamenco, è un progetto artistico di Francesca Stocchi, nota ballerina di flamenco del panorama italiano, con una partecipazione attiva delle sue allievi volontarie .

Francesca negli dieci ultimi anni, ha creato corsi di flamenco a Siena e a Roma che hanno avuto molto seguito , da cui è nata l’idea del progetto di condivisione di questa arte.

Il flamenco, come tutte le forme artistiche di origine popolare, racconta sentimenti universali, con i suoi ritmi e i suoi colori. Dal 2010 è iscritto al patrimonio immateriale UNESCO e quindi il patrimonio di tutti. Grazie a internet e ai social media, negli ultimi anni, la "aficion" al flamenco si è diffusa ed è cresciuta in maniera esponenziale in tutto il mondo.

Dopo la prima edizione in “casa” con l’organizzazione di una giornata di raduno a Monteriggioni sulla via Francigena , Il progetto “compartir flamenco" si espande verso il nuovo mondo del flamenco, là dove ha preso nuove radici. in Francia, nel Sud ricco di immigrazione e di tradizione di scambio con la Spagna. Trovando ispirazione dalle rute percorse dal flamenco delle origini e grazie a l’apertura e la lungimiranza degli organizzatori del festival di Mont de Marsan è nata l’opportunità di un viaggio per un gruppo di allievi di Roma e Siena, con punto culminante un’esibizione sulla scena amatoriale “la Bodega “. Un onore e una gioia grande : Il Festival di Mont de Marsan è il più grande festival di flamenco fuori dalla Spagna, creato nel 1989. 

Consolidando questa esperienza, nel 2019 un nuovo gruppo è stato invitato  a partecipare al festival, sotto la guida di Barbara Tetti. 

barbara tetti be flamencopng

Il viaggio è un esperienza di gruppo  forte. Insieme, amatori e professionisti vivono il loro flamenco, imparando i codici, i ritmi, i sapori, i colori. Se ne appropriano e lo restituiscono, sotto una forma nuova, sempre sorprendente e forte, ricca di umanità. Si incamminano per offrirla e condividerla con altri appassionati, sotto un altro cielo.

https://www.facebook.com/beflamencoRoma/


 
6 luglio 2019, rendez-vous a Mont de Marsan . 


Compartir Flamenco a la Havana Cuba
In viaggio con una passione e un unico passaporto : il flamenco... anche oltre l'oceano !

De ida y vuelta. Andata e ritorno. Così si chiamano i canti flamenchi, e quindi anche le danze, nate dall’incontro tra la cultura della madrepatria europea e quella indigena isolana. Con questo progetto vogliamo far incontrare due popoli, due culture, due paesi divisi da un oceano ma simili per temperamento, vicissitudini storiche, e più intimamente vogliamo far incontrare persone nella cui anima hanno a dimora gli stessi sentimenti, la stessa spinta creativa, lo stesso bisogno di esprimersi, comunicare, essere consapevoli. E lo vogliamo fare attraverso il flamenco che, tra tutte le espressioni artistiche, è la più spontanea, la più forte, quella dotata di più storia, di più elementi, di più possibilità.  Per concretizzare questo sogno è stato siglato un accordo bilaterale di cooperazione culturale tra il ministero della cultura provincial de la Havana, Escuela Alejo Carpentier e la compania Ecos, associazione punto 8 di Siena sotto la direzione artistica di Francesca Stocchi. Gli obiettivo dell accordo sono :

- favorire tra i beneficiari del progetto gli scambi in ogni campo di comune interesse;

- a sviluppare proficue relazioni tra i rispettivi aderenti, che possano suscitare un vivo sentimento di solidarietà tra i popoli e consolidare il comune senso di appartenenza a una rete di diffusione del insegnamento della danza come strumento di cultura e sviluppo personale.

 - Condividere percorsi insegnamento della danza flamenco attraverso creazioni di coreografie, ricerche e scambi di musiche e canti; 

- Organizzare viaggi di conoscenza attraverso soggiorni e accoglienza reciproca 

- Condividere l’elaborazione di programmi annuali di attività comprensivi di ogni elemento di dettaglio riferito alle azioni sopra indicate, con punti culminanti naturali esibizioni e spettacoli comuni. 


https://associazionepunto8.wixsite.com/punto8 
 

14 novembre 2019 rendez-vous a la Havana !

http://www.ahs.cu/el-flamenco-como-forma-de-vida-y-dar-vida/

il flamenco di Olga Pericet, visionario e terribilmente premonitorio della stagione del COVID

"Un cuerpo infinito" era il titolo dello spettacolo presentato a luglio 2019 al festival Arteflamenco di Mont de Marsan . Era uno spettacolo che aspettavo con trepidazione, avendo assistito l'anno precedente alla restituzione davanti a un ristretto pubblico del lavoro che Olga Pericet aveva intrapreso in residenza artistica del Festival con l'unico tema " Carmen Amaya". 

Nella restituzione e nella conferenza stampa, Olga Pericet aveva descritto in modo lunare ma dettagliato il processo di creazione e il suo dialogo singolare con gli spiriti, lo spazio temporale, la memoria, e le stelle.  Per cui non mi mancavano le chiavi di lettura dello spettacolo eppure ero rimasta stupefatta, sorpresa e disturbata della rappresentazione. Un immagine in particolare mi risultava forte e incomprensibile, il momento in cui aveva coperto il suo viso di una bolla di plexiglass, come un casco spaziale. Mi dava un senso di soffocamento, di disagio e di incongruità. Nella sala non mancavano i rumori di dissenso, qualche risatina. il pubblico era disturbato. Questa immagine è rimasta nella mia memoria tanto tempo, con il suo punto interrogativo e la sensazione di essere passata accanto a un messaggio.

Poi arrivò la pandemia, la paura, la clausura, la conta dei morti, e tutto il mondo dello spettacolo dal vivo si è fermato bruscamente.Tutto fermo, ho iniziato il mio viaggio immaginario, un lavoro di memoria, di nostalgia, di sensazioni e di domande: quando sarà possibile tornare ad applaudire gli artisti sul palco ? quando rivivremo le emozioni di in una notte d'estate con la musica che avvolge tutti, il pubblico che si unisce nel respiro  con gli artisti che vivono l'urgenza e il rischio di un' unica rappresentazione, una prima internazionale.

Quando e come sarà possibile ? porteremo le mascherine ? la sala sarà dimezzata , saremo distanti ? L'immagine che mi torna in mente è Olga Pericet,  premonitoria nella sua bolla, proiettata nel futuro, non nel passato, e il suo viaggio verso la luna che era un viaggio verso la terra di oggi. Folgorante e intrepida. Nel mio dialogo anonimo e distante con questa splendida artista cerco di tessere i fili del probabile futuro ed accettare quello che ci dicono :" imparate a convivere con il virus  nelle vostre piccole bolle soffocanti."

Il flamenco è un arte potente, che ci trasporta in una altra dimensione,ed è un arte indispensabile,  visionario. Il festival di mont de Marsan è stato rimandato al 2021. Chissà come sarà la prossima edizione, le creazioni di questi straordinari artisti. Chissà se nascerà il nuovo flamenco, come sono nati da un mondo in profondo cambiamento  il Butô di  Sankai Juku o il Tanztheater di Pina Bausch. Oppure tirerà fuori la più grande purezza delle origini per chiudere un cerchio di cui non vediamo l'ampiezza.Sicuramente il flamenco avrà la sua nuova voce da fare sentire, forte e sorprendente.

Io l'aspetto e ve lo dico in anticipo : sarà straordinario !

Sophie RAVEL

Diario di un ventaglio, racconto de ida y vuelta

Perché volevo ballare flamenco a la Habana? Non lo so esattamente, ho viaggiato molte volte a Cuba, viaggi subacquei, visitando posti incredibili in una natura di esuberante bellezza. Per me Cuba vuole dire questo: bellezza, incontri, la festa e le risate, l’amicizia.
Ho sempre portato con me gente speciale ai miei occhi e questa volta nel mio spirito avventuriero era nata l’idea di viaggiare con le mie compagne di flamenco, e con la mia insegnante preferita Francesca, così comunicativa nel ballo, così riservata nella vita.
Gente speciale, gente che ho voglia di vedere felice, e con chi ho voglia di gioire. Oppure chissà se a sentire tante volte “vai ancora a Cuba?” seguito da “Fai ancora flamenco?” le due idee non si sono unite e così ho potuto rispondere “Sì vado ancora a Cuba …a ballare flamenco “. Lo sguardo sconcertato degli altri è sempre lo stesso.
Circa 2 anni dopo aver scritto il progetto “Cuba Italia compartir flamenco” con tanto di fervore notturno, il mio sogno è diventato realtà. Una logistica complessa da gestire per chi ne ha l’incombenza, innanzitutto per l’impressionante numero di partecipanti, con l’aggravante delle comunicazioni difficili, con mille trappole, dai visti culturali che non arrivano e poi arrivano sbagliati, compreso il mio dove mi chiamo Sofia Rabel cittadina italiana, a l’incognita assoluta fino a pochi giorni dalla partenza sulla possibilità di un’esibizione a teatro. Ma di questo non mi occupo, e comunque l’euforia di partire cancella tutte le mie ansie. “Intercambio cultural” un modo nuovo e entusiasmante di viaggiare!
E poi c’è la guarija da ballare, quella che dovrei conoscere molto bene, ma arricchita da sofisticate acrobazie con il ventaglio che mi tolgono ogni riferimento sulla musica, una complicazione che azzera la mia possibilità di ballare esprimendo altro che la confusione della mia mente e, accessoriamente, mi provoca una tremenda infiammazione invalidante del menisco. Lo so, la cosa non si può spiegare dalla scienza.
Il gruppo è costituito al 80% da persone che non conosco, e chissà se ho voglia di gioire con loro e loro con me! Ma poi ognuno ha vissuto il suo soggiorno personale, ognuno pagando il suo viaggio e sacrificando le proprie ferie,nel concreto insieme 4 giorni per ballare e poi ognuno ad inseguire i suoi cocktails preferiti! olé!
In 4 giorni, i nostri corrispondenti, giovani cubani della scuola Alejo Carpentier hanno imparato le 4 sevillane. E non solo, hanno trovato una loro interpretazione, ed era bellissimo vederli aprirsi al flamenco, con i suoi codici, i suoi ritmi, e sentire l’onda forte della vocazione, la voglia incontenibile di ballare, l’energia, il talento. E se il nostro passaggio avesse creato in uno di loro una voglia di diventare ballerino di flamenco…? E come mai non c’è nessuna cattedra di flamenco nel percorso istituzionale, la domanda l’ho rivolto a chi voleva sentire. Effetto ventaglio, …. Ahi ragazzi come siete belli, come meritate il meglio e di realizzare i vostri sogni!
Noi amatori, il gruppone questo sconosciuto, siamo stati a lezione di flamenco con la bravissima Anarosa, così comunicativa nel ballo, così riservata nella vita. E le sue ballerine, di una dolcezza e gentilezza unica. Grazie per essere venute con il cuore in mano a confrontarvi con noi, sì abbiamo più o meno il doppio dei vostri anni, e sì, balliamo lo stesso. Chissà che cosa ne avete pensato in fondo? Qualcuno davvero ha detto che siamo solo un gruppo di donne viziate che viaggia sperperando soldi? Allora l’assenza di empatia e di sensibilità non è il privilegio dell ‘Europa ? Certo! perché no.
Il pomeriggio, grazie alla direttrice della scuola Yoyi, ci sono proposte lezioni di iniziazione ad alcuni balli cubani, cioè afrocubani. Momenti rilassanti e di gioia, di sfogo fisico, con il caldo, i sorrisi, e la voglia di ballare. Quanto è bella questa scuola, con le sue persiane che lasciano entrare la luce e il vento. Brulicante di bambini che studiano tutti i balli possibili, con il pianoforte per il classico, le percussioni per i balli folcloristici. Le maestre sembrano divertite, e sono così diverse tra loro, bellissime, hanno in comune la forza femminile e la grazia, un’energia coinvolgente, e il ritmo che scorre nelle vene. Penso Cuba dovrebbe essere la patria del flamenco.
Dei cubani non conoscevo l’impegno delle istituzioni, concreto, quotidiano, per diffondere l’apprendimento del arte. Anche visitando l’ISA, conoscendo Lizenia, abbiamo toccato con mano cosa significa mettere l’arte al centro della vita, l’arte come diritto supremo. L’arte come continuità tra le generazioni. L’arte al centro del sistema sanitario. Antonietta ve ne potrebbe parlare a lungo. Non per niente e malgrado tutto, nascono e crescono a Cuba incredibili artisti. Il naturale talento viene coltivato, tutti si possono avvicinare a tutte le discipline, e così le vocazioni possono nascere, sono incoraggiate, sono spinte in avanti, perché sopra ogni aspirazione professionale, c’è quella di essere artista. Spesso abbiamo percepito una grande voglia di intercambio, come un arricchimento, come un’apertura, che diventa anche una necessità e un ‘urgenza contro l’embargo, una cosa non scontata ne banale, un grande valore umano. Voglio esserne testimone.
Mi stupisce negli amici cubani la voglia di parlare, di dibattere, di confrontarsi, discussioni approfondite e di gruppo. Ho un ricordo preciso del dialogo con il critico d’arte Emanuel Gil per esempio, a l’ombra di giganteschi alberi nel parco del ISA, un momento di riflessione intensa, una cosa che non facciamo mai a casa, correndo dietro le mille priorità della vita. Parlare, ascoltare, con il canto degli uccellini e la brisa del mar, sgranocchiando banane fritte.
In una galleria d’arte, passeggiando per la bellissima Matanzas dove il nostro amico Haldem insegna il flamenco, incontro casualmente un’artista contemporanea: Davanti alle creazioni audaci e monumentali, mi sento di rischiare una domanda sulla libertà di creazione. Ma lei non si tira indietro, mi spiega che compra la materia prima dallo stato e può vendere le sue opere liberamente. Mi chiede invece quanto sono liberi gli artisti in Europa, alle prese con le difficoltà finanziarie e la legge del mercato? Mi chiede cosa penso delle censure religiose …e un lungo silenzio mi invade. Sorrido, penso di avere ragione in fondo ma non rispondo, si spostano un po’ di blocchi di certezze e intravedo il vuoto. Esperimento l’autocensura. Ma a sorpresa ecco che in piazza le allievi di Haldem realizzano uno spettacolo tutto per noi. Con i loro ventagli nuovi e i vestiti cangianti, dalle più piccole fino alle più grandi, tutte bambine e ragazze piene di gioia di ballare. Esplode una meraviglia di colori, con fiori e sorrisi, e davanti a tanta bellezza, mi sento privilegiata, emozionata fino alle lacrime.
A la Habana nel quartiere los sitios siamo invitate a scoprire il lavoro del centro “a Compas flamenco” progetto ambizioso di integrazione sociale tramite la danza della nostra amica keralia. “La cultura se sitúa como variable colateral en una triple vertiente: factor de cohesión social, factor de diálogo entre las familias y generadora de desarrollo socio-cultural “. Siamo sedute su delle piccole sedie spalle al muro e assistiamo a una lezione di un livello altissimo. Le piccole allievi bruciano letteralmente il pavimento con un’esibizione folgorante, un susseguirsi di manton, nacchere, ventagli, bastoni… incredibilmente forti, precise, abitate da una passione palpabile. Le coreografie sono complesse e loro si spostano, si incrociano con una precisione perfetta. Improvvisamente sulle facce imbronciate “superflamenche” spunta un sorriso caraibico e vediamo che queste grandi artiste sono solo bambine, adorabili bambine da abbracciare forte. Mai visto così tanta energia in uno spazio così esiguo!
Beh, dopo tanta virtuosità, dovremmo ballare anche noi, alle fine saliremo sul prestigioso palco del Teatro America. Le gambe tremano e il mio menisco unto da creme miracolose avverte che forse era meglio prevedere una controfigura.
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Il 14 novembre, come in un miracolo, eccoci al teatro America, bellissimo, con tecnici, ballerini e musicisti professionisti, platea gigante con soppalco e balconi, innumerevoli sedili a molla di colore bordeaux che datano degli anni 50, identici ai sedili delle macchine colorate che si vedono in città. Tira aria di storia e grandi successi, e ci sono i camerini e le luci! Ci sarà una ripresa video professionale dagli studenti della TV cubana. Un sipario enorme che si alza e noi, intimiditi, maldestri, mal assortiti, che non ci ricordiamo più niente, ed inizia a gonfiarsi il cuore in gola, il livello di emozione e di insicurezza è alto. Nelle quinte una grande finestra con le sbarre dà sulla strada e qui fuori c’è la povertà, la vediamo, innegabile, e dentro c’è un lusso che non ci è mai stato concesso: una possibilità di esibirci in un grande teatro dal vivo. Momenti di incertezza assoluta nella luce blu.
Una settimana prima si era esibita Carmen Consoli in questa sala, ci fanno notare con degno disgusto che i rappresentanti ufficiali e la comunità italiana invitata hanno lasciato a terra un gran porcile, bottiglie e lattine, imballaggi usa e getta. Si consuma e si getta, questo è molto tipico della nostra cultura. Se cultura è rimasta.
Lo spettacolo si è svolto alla velocità della luce, e noi dovevamo stare nei camerini al secondo piano. Sì, certo! e scendere due piani al buio con i tacchi quando sarebbe toccato a noi! No grazie! mi faccio piccola al piano terra dietro le quinte. Siamo tutti in silenzio al buio, vestiti, truccati, il fiato sospeso, ad intravedere chi è già nella luce. Sento l’enorme ovazione del pubblico per i compagni delle sevillane ed incrocio lo sguardo di Francesca, incredula e felice. Questo è il momento che aspettavamo! Inizia la Guarija sulle note emozionanti di Sergio! Brivido, ultimo sguardo terrorizzato di Anna, e mi butto in una grande confusione azionando il ventaglio come per cacciare spiriti maligni e per mia fortuna mi aggancio a Deliana, sicura e veloce, precisa e trascinante. Io, con l’adrenalina ai limiti consentiti dalla legge, rincorrendo la musica e il momento. In un cierre mi sorprendo ad annuire con la testa, complimentandomi per non essere semplicemente caduta a terra. E quando, con l’angolo dell’occhio, vedo schizzare in alto un ventaglio come un bellissimo razzo bianco, ho voglia di ridere e di lanciarlo anch’io. Sento qualcuno che mi chiama da dietro le quinte e mi giro per salutare. Non si fa! ma io sono una ballerina amatoriale già spettinata nel turbine di un esibizione grandiosa! Ad un certo punto, superate tutte le insidie degli spostamenti, il ventaglio è stretto nella mia mano sinistra e so confusamente che non ci dovrebbe essere, mobilitando ogni cellula del mio cervello, decido di non lanciarlo, ma invece di ferirmi, martirio del flamenco, piattandolo a crudo nel mio decolleté, ahi, que dolor, e poi e poi…finisco per uscire da questo palco troppo luminoso e troppo lungo, con un pizzico di lentezza come per rallentare ancora la moviola…. La mia occasione è già finita. Grazie, forse non la meritavo.
Qualche ora dopo, e qualche mojito in più, il gruppone si era sparpagliato in città e io mi deliziavo della vista sulla città dalla terrazza del hotel Inglaterra con un gruppo di amici nuovi, companeros qui e adesso nella mia personale avventura. Trasportati dal euforia maneggiavamo insieme i ventagli a colpo di olé! e cercavamo di convertire i ballerini di “casino” al flamenco, colossale impegno degno dei più grandi aficionados, come era audace l’impresa di quella notte. Prima di letteralmente crollare dalle risate.
Che notte! grazie a tutti davvero per aver reso questa incredibile serata possibile!
Qualcuno pensa che non rendiamo giustizia alla grande arte del flamenco con la nostra pratica amatoriale? Ma uno spettatore che non ha mai lottato con un ventaglio, con una sequenza di piedi, non può apprezzare come noi la grandezza di certe bravure sul palco. Siamo noi il grande e fedele pubblico! presenti anche con il sorriso! Disarmanti di freschezza su ogni scoperta dei segreti del flamenco. Perché ci vuole una grande autoderisione e una grande umiltà per ammettere che del flamenco non sapremo mai nulla, ma lo sappiamo e ne vogliamo ancora! Facendo anche noi entrare un po’ di questa arte preziosa nelle nostre vite, ricollegandoci, risvolto magico, alla meravigliosa gioventù cubana che invece lo rivendica come un diritto assoluto e la promessa di una vita migliore.
Viva il flamenco, Viva Cuba!

Sophie RAVEL

"La danza come la cultura è un arma di pace... scudo e spada! " di Rossella Lozzi

Quando Francesca ci ha proposto uno scambio culturale di flamenco a Cuba io non ho avuto dubbi...volevo andare, volevo partecipare ad ogni costo. Era un’esperienza unica da non perdere! Ho controllato che al lavoro potevo prendere dei giorni di permesso e vamos....

Di questo progetto mi è piaciuto tutto. Abbiamo avuto la possibilità di prendere lezioni di flamenco da Ana Rosa la prima danzatrice di flamenco a la Escuela Alejo Carpentier...Quando arriviamo alla scuola sono colpita dai bambini allievi della scuola, belli ed educati...e poi giro lo sguardo verso la foto di Fidel Castro ed una sua frase che faccio subito mia e che mi risuonerà nella testa in tutti i giorni a venire: 

“la cultura, escudo y espada de la nacion.” 

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Mi colpisce il fatto che in questo paese, considerato povero, hanno tutti una grande ricchezza che è la cultura. Si perché istruzione e sanità e garantita gratis per tutti e la scuola è gratuita perfino all’università. Una nazione che punta tutto sulla salute e sulla cultura ha capito tutto, ha capito cosa mettere al primo posto. Poi mi ha davvero emozionato vedere i giovanissimi allievi darci il benvenuto con alcune danze una più bella dell’altra. ...che sogno sto vivendo! Le lezioni con Anarosa sono belle intense e particolari. Mi piacciono...e intanto Francesca insegna ai giovani cubani. Al pomeriggio ci offrono anche lezioni di folklore e danze tipiche cubane come cha cha cha, mambo salsa rumba ecc. Che divertimento! Siamo un gruppo di circa 40 persone tra allieve di Roma e di Siena professionisti del flamenco e qualche accompagnatore. Tutta l’esperienza culmina nello spettacolo di danza al teatro America, un grande teatro anni ‘50! Qui l'emozione cresce, non avevo mai danzato in un tale teatro...e poi a l’Havana! Mi sento fortunata, una privilegiata...il mio karma mi ha portato a questo. Che gioia infinita...non immaginate che emozione vedere su quel grande palco alternarsi allievi italiani cubani professionisti in un trionfo di colori di musica di gioia flamenco!! Ecco qui ho sentito forte il concetto di condivisione. COMPARTIR FLAMENCO termine più azzeccato ed appropriato non poteva essere per definire il nostro gruppo e la nostra esperienza a Cuba. Che spettacolo, un sogno! Ci vediamo quattro cinque ore prima per provare...io ho qualche titubanza sulla quarta sevillana, ma Francesca me la fa fare lo stesso. Legge nella mia mente il mio forte desiderio di esserci...e poi la gentilezza di Daniela e Mark che si offrono per ripassare, che persone deliziose! Poi la mia cara companera di Sevillana Annalisa non mi ha mai fatto sentire inferiore. Mi ha sempre incoraggiato anche con un semplice sguardo. Che bellezza e che fierezza! Poi quando hanno danzato Valentina e poi Francesca con la sua compagnia...come ha detto il mio amico Giovanni. È calato il silenzio! Francesca danza con l’anima non solo con il corpo. Porta sul palco non solo la grande professionalità, porta il suo cuore i suoi sentimenti le sue emozioni e fa vivere allo spettatore un grande sogno. Voglio ringraziare la mia cara maestra Francesca Stocchi per aver organizzato questo inimmaginabile percorso culturale l’associazione Punto 8, in particolare Giovanna Lachi e Roberto è la gentilissima Sophie Ravel che hanno lavorato tanto dietro le quinte e in punta di piedi e soprattutto con tanto amore, affinché tutto ciò accadesse.

Grazie di cuore ! 

Rossella Lozzi

 

Compagnia ECOS : Flamenco di Cuba, con il ritmo e la gestualità dei cubani!

"El proyecto Compartir Flamenco Italia-Cuba nos llena de ilusión, sería algo único... El Flamenco posee una naturaleza mestiza, se ha dejado influenciar siempre de nuevas sonoridades y expresiones. Cada intérprete es irrepetible, por eso conocer de tan cerca el flamenco de Italia y mostrar el nuestro será una experiencia enriquecedora sin dudas... "

Direttrice artistica: ANA ROSA MENESES

Premi

Ana Rosa Meneses Arocha, Premio Ramiro Guerra 2012 de interpretación mejor bailarina folclorica

Grettel Cuevas Guerra, Premio Ramiro Guerra 2013 de interpretación mejor bailarina folclorica

El ayer y el hoy del Flamenco, Premio de la crítica especializada como mejor espectáculo danzario del año 2013

https://www.facebook.com/FlamencaEcos/

Lagunas 19, e/San Nicolás y Galiano. Centro Habana
ana rosa mensejpg

Flamenco di Cuba, con il ritmo e la gestualità dei cubani!

A Cuba la compagnia flamenca ECOS occupa un posto di riferimento.

Fu Fondata nel 1999 a la Havana da un gruppo di ballerini e musicisti con obiettivo artistico la salvaguardia, la promozione e l'insegnamento dell'arte del flamenco.

La linea estetica di ECOS comprende il flamenco tradizionale nella sua espressione scenica più rappresentativa come il tablao, ma anche produzioni teatrali che combinano gli elementi musicali e coreografici più contemporanei.

Melodie, gesti e movimenti di origine cubana formano il tocco particolare della creazione artistica. Elementi che erano intuitivi e naturali in una prima fase sono stati costruiti e rielaborati nel corso degli anni in un continuo processo di creazione artistica.

Oggi dispone di un importante catalogo spettacoli dai titoli: Flamencoing, Duquelas, Entre Aguas, Inquietudes, Cuba Flamenca e Yoruba dal Flamenco, Esperanza y Fiesta Flamenca-. Il livello tecnico è espressione di una continua formazione ricevuta da grandi ballerini pedagoghi e coreografi del Balletto Español de Cuba, della danza popolare e contemporanea. La Compagnia ha seguito numerosi seminari di Flamenco organizzati dal Balletto Nazionale di Cuba e il governo dell'Andalusia, tenuti da grandi artisti, come Cristina Hoyos, Eva La Yerbabuena, Manolo Marin, Israel Galván, Javier Baron, Gerardo Núñez, Segundo Falcón, Antonio Colonnello e Juan José Amador tra tanti.

La compagnia ECOS è spesso richiesta nei principali teatri del paese, ha partecipato a innumerevoli festival, serate di gala e manifestazioni nazionali e internazionali, oltre a condurre un eccezionale lavoro pedagogico in vari spazi artistici e didattici in tutta la nazione Cubana.
ecos guarijajpg




Direzione CUBA, un nuovo capitolo delle nostre avventure flamenche.

"De ida y vuelta. Andata e ritorno. Così si chiamano i canti flamenchi, e quindi anche le danze, nate dall’incontro tra la cultura della madrepatria europea e quella indigena isolana. Con questo progetto vogliamo far incontrare due popoli, due culture, due paesi divisi da un oceano ma simili per temperamento, vicissitudini storiche, e più intimamente vogliamo far incontrare persone nella cui anima hanno a dimora gli stessi sentimenti, la stessa spinta creativa, lo stesso bisogno di esprimersi, comunicare, essere consapevoli. E lo vogliamo fare attraverso il flamenco che, tra tutte le espressioni artistiche, è la più spontanea, la più forte, quella dotata di più storia, di più elementi, di più possibilità."
Premessa a l'accordo di cooperazione tra l'associazione punto 8 e la escuela Alejo Carpentier della Avana, una dichiarazione d'amore e la voglia di condividere la passione per il flamenco andando verso nuovi orizzonti.
A breve tutte le info !

"Sorellanza" "Fraternité" di Anna Coslovi

Sorellanza

Che cosa porto con me dei giorni trascorsi a Mont de Marsan? Quello che il flamenco mi sta regalando già da tempo, e cioè una bellissima sensazione di sorellanza. Vivo da anni lontana da casa, dagli affetti solidi e certi dell'infanzia, dalle amicizie inossidabili della scuola. Certo, quando le cerco so che sono sempre lì, dove sono i paesaggi familiari e si sente il profumo del mare. Ma la quotidianità è fatta di rapporti più incerti, che subiscono le maree degli alti e bassi del lavoro, di questi tempi precari che tra le tante cose, si portano via anche le amicizie appena nate, troppo giovani per sopravvivere alla lontananza. In questa incertezza affettiva è una fortuna, di più un tesoro, trovare un gruppo di donne appassionate, curiose, voraci di vita, con cui vivere viaggi come questo. Donne che condividono generose le proprie storie, che ridono nella notte come ragazzine complici di chissà quale misfatto. Donne appassionate d'arte, ognuna a modo suo, da intenditrice o da neofita, ma sempre aperte al nuovo e al bello. Donne che si eccitano come bimbe di fronte alla prospettiva di un gita al mare. Donne a cui brillano gli occhi di fronte a una pentolata di moules frites, che assaggiano allegre un nuovo vino o un dolce che dovrebbe essere proibito. Donne che ballano il flamenco, senza pudore e con allegria. Donne che riguardando le foto della giornata cercano quella in cui ridevano di più. È per assaporare questo senso di sorellanza che ogni tanto infilo le scarpe da flamenco in valigia e parto per uno di questi viaggi.
 Anna

 Fraternité

Qu'est-ce que je retiens à propos des journées passées à Mont de Marsan ? Ce que le flamenco me donne depuis déjà quelque temps, c'est un sentiment merveilleux de fraternité. Je vis depuis plusieurs années loin de chez moi, des affections solides et sures de l'enfance, des amitiés inoxydables de l'école. Bien sûr, quand je les cherche, je sais qu’elles sont toujours là, où se trouvent les paysages familiers et l’odeur de la mer. Mais la vie quotidienne est faite des relations plus incertaines, subissant les marées avec des hauts et des bas du monde du travail, ces temps précaires qui entre autres, nous enlèvent même les amitiés à peine nées, trop récentes pour survivre à la distance. Dans cette incertitude émotionnelle, c’est une chance, et même plus un trésor, de trouver un groupe de femmes passionnées, curieuses, avides de la vie, avec qui vivre des voyages comme celui-ci. Des femmes qui partagent généreusement leurs histoires, qui rient dans la nuit comme des petites filles, complices de qui sait quel méfait. Des femmes passionnées par l'art, chacune à sa manière, en spécialiste ou en néophyte, mais toujours ouvertes à la nouveauté et à la beauté. Des femmes excitées comme des gamines à l’idée d'une sortie à la mer. Des femmes dont les yeux brillent devant une marmite de moules frites, qui dégustent un nouveau vin ou un dessert qui devrait être interdit. Des femmes qui dansent le flamenco, sans pudeur et dans la joie. Les femmes qui regardent les photos du jour à la recherche de celle où elles ont le plus ri. C'est pour savourer ce sentiment de fraternité que de temps en temps je mets mes chaussures de flamenco dans une valise et que je pars pour un de ces voyages.
 Anna

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"Quella valigia in una sera ballerina", "Cette valise danseuse d'un soir "di Catia Cardillo

Quella valigia in una sera ballerina

L 'emozione di preparare una valigia al ultimo momento della sua lunga giornata, le procurava un emozione diversa dal solito. Eppure lei aveva fatto tanti viaggi. Ma quella valigia in particolare era predisposta per eventi speciali. E lei pensò: quale evento è più speciale di questo?! Si lei stava andando a ballare il suo amato flamenco, ma non in un posto qualsiasi, con gente qualsiasi... Lei stava raggiungendo le sue compagne in Francia e precisamente udite udite...A Mont de Marsan. Eh sì li si stava svolgendo il festival di flamenco più importante al di fuori della Spagna! Era felice e un po’ preoccupata di non essere al altezza del esibizione su una piazza così importante. Ma la supportava l' idea di dover condividere tutto con le sue compagne di ballo da una vita ...questa era l' emozione più forte! Ci trovammo tutte in un bellissimo appartamento, a fare prove, tra schiamazzi trucchi e chignon improbabili ! Ognuna di noi faceva emergere quel aire flamenca che più le apparteneva, chi ripeteva senza sosta lo stesso passo, chi pedissequamente non si ricordava le passate nelle sevillanes, chi baciando la fronte alla sua collega dava benedizioni ! I passaggi livello attraversati di tutta fretta emettendo per finta il campanello del treno , come 12 enni, le risate ai pub quando io pronunciavo qualcosa in francese indecifrabile. Le gonne lunghe colorate svolazzanti il sudore della fatica di un passo... ecco queste emozioni ricordo e porterò con me insieme al applauso e al Ole di un pubblico che con meraviglia e rispetto ha visto tanta fierezza e passione esplodere su quel palco...
 Catia

Cette valise danseuse d'un soir

L'émotion de préparer une valise au dernier moment de sa longue journée lui procurait une émotion différente de celle qu’elle éprouvait d’habitude. Pourtant, elle avait fait tant de voyages. Mais cette valise en particulier était destinée aux événements spéciaux. Et elle pensa : quel événement pourrait être plus spécial que celui-ci ? Elle allait danser son flamenco bien aimé, et pas n’importe où avec n’importe qui ... Elle allait rejoindre ses compagnes en France et plus précisément, tenez-vous bien. À Mont de Marsan. Et oui, ou se déroule le festival de flamenco le plus important hors de l’Espagne ! Elle était heureuse et un peu inquiète de ne pas être à la hauteur dans un festival aussi important. Mais elle se sentait soutenue à l'idée de partager tout avec ses compagnes de danse pour la vie….voilà l’émotion la plus forte ! Nous nous sommes retrouvées toutes dans un bel appartement, pour les répétitions, entre petits cris, maquillage et chignons improbables, chacune faisait ressortir cet air flamenco qui plus la représente, celles qui inlassablement répétaient le même passage, celles qui systématiquement ne se souviennent pas des pasadas dans les sévillanes, embrassant le front de sa collègue une d’elles donnait des bénédictions ! Le passage à niveau traversé à toute vitesse en imitant le sifflet du train, comme des gamines de 12 ans, le fou rire au pub quand j’ai prononcé quelque chose en français d’absolument incompréhensible. Les longues jupes colorées qui voltigent, la sueur des difficultés d’un passage de chorégraphie... Voilà les émotions et les souvenirs qui resteront avec moi pour longtemps, en plus des applaudissements et le « Olé « d’un public qui, à la fois surpris et respectueux, a vu tant de fierté et de passion exploser sur scène ...

Catia
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"Bulimia flamenca " " Boulimie de flamenco" di Rossana Mancini "la doctora"

Il viaggio dell'anno! 

Nato per caso da una intuizione di Sophie, preso sul serio dalla nostra maestra Francesca !

Per me un sogno irraggiungibile : "ballare " su un palco con un "pubblico vero " e per di più "straniero "!

Tangos , il mio preferito,

Sevillane il mio incubo!

Incitata, coccolata, nascosta, dal gruppo!

Il gruppo con la sua allegria la sua incoscienza e le tante risate... alcune irraccontabili... un' esperienza ancora una volta indimenticabile!

Già immaginiamo la prossima!

La nostra bulimia di flamenco è incontenibile!

 Rossana

Boulimie de Flamenco

 Le voyage de l’année !

Né par hasard d'une intuition de Sophie, pris au sérieux par notre professeur Francesca !

Pour moi un rêve inaccessible : "danser" sur une scène avec un "vrai public" et de plus "étranger” !

Tangos, mon préféré,

Sévillanes mon cauchemar !

Encouragée, choyée… cachée par le groupe !

Le groupe avec sa joie son inconscience et ses nombreux rires ... certains inconfessables ... une expérience encore une fois inoubliable !

Nous imaginons déjà le prochain voyage !

Notre boulimie de flamenco est irrésistible!

Rossana

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"Emozione", "Emotion "di Vanda Cinotti

"Emozione".. Una parola bellissima... la porterò con me ogni volta che il pensiero andrà a Mont de Marsan. Dedicata a tutte le donne con cui ho condiviso questa avventura che, cosa del tutto inaspettata ,mi ha fatto diventare anche poeta. 

Potenza del flamenco.

EMOZIONE                             

"Colori, suoni, luci, sguardi e sorrisi.... COMPARTIR FLAMENCO...Faldas... soffi leggeri sovrastano il vento impetuoso delle emozioni...Flores... gioielli in chiome composte... Trepitanti...Zapatos... eco fiero e coraggioso. 

Occhi che brillano, ventagli che volano, mani armoniose, vueltas e pasada... MAGIA...Siamo noi donne imperfette...

Donne curiose, solari.. 

Donne audaci e mai sole.... 

EMOZIONE "

 Vanda

"Emotion" ... Un joli mot ... Je le porterai avec moi à chaque fois que ma pensée ira à Mont de Marsan. Dédié à toutes les femmes avec qui j'ai partagé cette aventure qui, de façon tout à fait inattendue, m'a aussi fait devenir poète. 

Pouvoir du flamenco.

 EMOTION

"Couleurs, sons, lumières, regards et sourires ... COMPARTIR FLAMENCO ...Faldas ... un souffle léger par-dessus le vent impétueux des émotions ... Flores ... bijoux dans les cheveux coiffés... palpitant ... Zapatos ... échos fier et courageux… 

Yeux qui brillent, éventails qui volent, mains harmonieuses, vueltas et pasada ... MAGIE ... nous sommes les femmes imparfaites ...

Les femmes curieuses, solaires... 

Femmes audacieuses et jamais seules ... 

EMOTION "

Vanda

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"Mi corazon Montemarsano ! Mon coeur Montois " di Fabiana Bari.

Com'è bello vedere le mie compagne ballare in un'occasione importante così brave, divertenti e divertite !

Come è bello viaggiare con donne che amano mangiar bene e bere meglio!

Come è stato bello danzare su dune di sabbia con donne-bambine ballerine !

Fabiana

Comme c'est bon de voir mes amies danser lors d'une occasion importante, et danser aussi bien, amusées et amusantes !

Comme c'est agréable de voyager avec des femmes qui aiment bien manger et encore plus bien boire!

Comme c'était beau de danser sur des dunes de sable avec ces femmes-enfants danseuses !

Fabiana

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"Danzando sull'altissima duna, en dansant sur la très haute dune "di Paola d'Orsi

Racconterò ancora e ancora dei nostri giorni in queste terre di frontiera, lungo il cammino di Santiago, fra l'Atlantico e il Mediterraneo, fra i Pirenei e la Camargue, fusione di culture intense e generose.

Racconterò di una coreografia che viene da lontano, da quel giorno in cui Patricia Guerrero ha illuminato l'inverno portando a casa nostra la sua letra armoniosa por guajira.

E di quei lunghi, strampalati preparativi di macchine, aerei, valigie cariche di ventagli e rose; di una maestra de verdad, Francesca, che trasmette tutto ma proprio tutto con il cuore aperto e la calma di chi è sicura di fare sempre un buon lavoro.

E di quelle incursioni al mercato di Mont de Marsan, fra ostriche, foie gras, formaggi, ma anche chorizo y gazpacho, Spagna e Francia insieme, Europa bella e mia. E poi dei ragazzi che sembravano proprio i nostri figli, venuti da Marsiglia a improvvisare una juerga nei vicoli, con caritas gitanas y anda por bulerìa, e noi a bocca spalancata.

Racconterò della nostra casa incantata, celeste come in una fiaba, con Camille accogliente come la principessa, e una terrazza che ha ospitato la prova generale più pazza della storia del flamenco.

Della nostra prima improbabile “tournée”, con un palco vero, in un festival vero, scherzando come bambine, felici di vedere la platea allegra che partecipava.

E racconterò ancora di noi, sorelle nella danza, assetate di giorni insieme, una cosa unica, luminose come quella giornata sull'oceano, danzando sull'altissima duna.

Paola


En dansant sur la très haute dune

Je raconterai encore et encore de nos jours en ces terres de frontière, longeant les chemins de saint Jacques de Compostelle, entre l'Atlantique et la Méditerranée, entre les Pyrénées et la Camargue, fusion de cultures intenses et généreuses.

Je raconterai une chorégraphie qui vient de loin, de ce jour où Patricia Guerrero illumina l'hiver en apportant chez nous son harmonieuse “letra por guajira”.

Et de ces longs préparatifs étranges , de voitures, d’avions, des valises chargées d’éventails et de roses; d'une prof “de verdad”, Francesca, qui transmet tout mais vraiment tout à cœur ouvert et avec le calme de ceux qui sont sûrs de toujours faire du bon travail.

Et de ces incursions au marché de Mont de Marsan, entre les huîtres, le foie gras, les fromages, mais aussi le chorizo et le gazpacho, l'Espagne et la France réunis, la belle Europe qui est la mienne. Et puis de ces gamins qui ressemblaient à nos enfants, venus de Marseille pour improviser une juerga dans les ruelles, avec caritas gitanas y anda por bulerìa, et nous ont laissé sans voix.

Je raconterai de notre maison enchantée, bleue comme dans un conte de fées, avec Camille aussi accueillante que la princesse, et une terrasse qui a permis la répétition gènérale la plus folle de l'histoire du flamenco.

De notre première improbabile "tournée", sur une vraie scène, dans un vrai festival, plaisantant comme des gamines, heureuses de voir le joyeux public qui a assisté au spectacle.

Et je reparlerai de nous, sœurs de danse, passionées de jours à vivre ensemble, et de cette chose unique,nous lumineuses comme ce jour là au bord de l'océan, en dansant sur la très haute dune.

Paola

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Incontro con una creazione, Olga Pericet, Carmen Amaya, Mont de Marsan

17h00 il 07 luglio a teatro, siamo invitate ad assistere a una piccola rappresentazione molto speciale, Olga Pericet presenta una bozza di lavoro coreografico su richiesta del festival di Mont de Marsan. Un lavoro in corso d'opera dopo tre giorni di residence artistica dal futuro titolo "un corpo infinito”. Al nostro arrivo a teatro, già con tono sotto voce e senso della confidenzialità una volontaria del festival ci spiega che a fine spettacolo l’artista vorrebbe avere uno scambio con noi, e di rimanere per esprimere le nostre impressioni. Ci installiamo nelle poltrone con rispetto e curiosità. C’è un atmosfera di comunione e di grande attenzione.

Lo “show” inizia con filmati di Carmen Amaya in bianco nero, immagini già viste su internet ma su grande schermo sembrano nuove. Una speaker americana tipica anni 40, pettinata e truccata come un attrice di Hollywood, liscia e perfetta, annuncia la ballerina, come si faceva al epoca: una novità, che arriva dalla spagna. E poi Carmen Amaya, in pantaloni bianchi con vita alta. Già brutale la sua presenza scenica per contrasto con la presentatrice. Non guarda la telecamera e balla. Sembra in un ristorante o un cabaret. Il pubblico è costituito sembra di soli uomini, in giacca e cravatta. Immobili davanti a finti aperitivi. I musicisti sembrano parte del allestimento e si sente lontano qualche jaleo e palmas. Una messa in scena molto statica che fa risaltare la potenza del ballo di Carmen Amaya, moderna, selvaggia.

 

Perché ci parla Carmen? perché balla aldilà dei limiti, dei canoni della sua epoca, senza freni, per virtuosità, perché sa quello che ha da dire e non importa questo contesto cosi fittizio, si vede l’originalità del suo muovere, del suo carattere, la forza del ballo che rovescia tutto. Inconfondibile. E si capisce anche perché a l’epoca creava scompiglio. La sensualità quasi animale e la libertà della ballerina esplodono come un fenomeno. Lei osa, e sicuramente il pudore di allora se ne trovava spostato, i censori inorriditi e gli spettatori rimanevano affascinati. Morbosamente mi sembra. Insidiosamente. Il palco offerto è per un esibizione come al circo. Tutto il contrario di quello che si vuole vivere oggi, dove il pubblico partecipa e condivide, dove noi siamo parte del processo creativo.

 Guardo queste immagini come per la prima volta, mi creano disagio, capisco che il ricordo di Carmen Amaya in me è una cartolina di finzione, un icona di falbala. Accanto a Josefine Baker. Le immagini si sovrappongono nel mio immaginario. Revue nègre. Carmen il fenomeno da baraccone.

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Poi appare sulla scena Olga Pericet, minuta e vestita di bianco, con questi stessi pantaloni a vita alta e giacchetto. Ha gli occhi persi di chi barcolla nel buio. Evidente che le due immagini sovrapposte ci invitano a identificare le due figure. Eppure non balla veramente, piuttosto si sposta in una successione di scatti, di pantomima, come una bambola meccanica. Ci sono percussioni invadenti. E poi non mi ricordo niente, come in un risveglio a un certo punto vedo Olga che sta ballando con forza e ironia, libera e sorridente, scambiando con musicisti e cantanti, ecco il garrotin e i suoi passaggi mitici, che ha preso forma e vita in questo momento. E allora sento che ha preso corpo Carmen Amaya, ecco il ballo crudo vitale e virtuoso. Ecco lo sguardo vivo e diretto che non c’era nel filmato. Ho voglia di vederla spettinarsi come nel filmato. Ho voglia di entrare nel jaleo. Ho voglia che non si fermi mai.

Lo show finisce con un immagine in ombra, sottolineando che tutto questo è un solo un gioco di immagini e ombre, confondendo lo spettatore tra memoria, immaginario e presente.

 Davanti al sipario chiuso, un uomo con microfono legge un suo brano, che parla di firmamento e luce, una poesia, esprime quello che lui ha visto nello spettacolo, la luce di una stella che arriva dal fondo del universo.

Applausi e ora ci sono due sedie sul palco per Olga Pericet seduta e stranamente serena con Sandrine Rabassa la direttrice artistica del festival  che spiega perché il festival ha scelto di dare questo “incarico” a Olga Pericet su Carmen Amaya.

C‘è sempre un atmosfera religiosa e intima. In me mille sensazioni che cerco di decriptare.

Tocca a noi parlare. La prima donna che prende la parola esprime la sua immensa commozione e ammirazione per Olga Pericet. C’è sempre un pubblico di ammiratori incondizionati.

C’è sempre un groviglio di pensieri nel mio cervello, cosa stiamo facendo? perché mi ha messo a disagio il filmato? Forse perché ieri ho provato sulla mia pelle l’inconsueto disagio del esibizione sul palco? Se abbiamo visto un bozza di lavoro, cosa ne possiamo dire? non abbiamo noi spettatori l’abitudine dalla perfezione del lavoro finito? Quello sul quale ci permetteremo di dire se ci è piaciuto o no? Cosa dire a questa artista che ho osato dire il cuore in mano: ecco il punto del mio lavoro cosa ne pensate?

Chiedo il microfono e cerco di spiegare le mie sensazioni, anche io in divenire e senza struttura, bozza di un pensiero. Solo per ringraziare questa artista si avere fatto un passo verso di me, anonimo pubblico. Olga mi guarda e si fa tradurre concentrata e focalizzata. Dice “ es muy curioso” e ci credo, ma non mi ricordo esattamente quello che ho detto. Gli altri prendono la parola, qualcuno parla di ombre e luci, qualcuno di Kabuki, qualcuna dichiara non sapere niente di Carmen Amaya ma che le è piaciuto.

Il pubblico è cosi, porta il suo immaginario e la sua sensibilità, sarà colto o ignorante, è materia viva che si nutre dello spettacolo e ci vede quello che vuole, prova le emozioni delle immagini e della musica che incontrano i ricordi e i pensieri del momento.

Olga Pericet spiega le sue intenzioni, che non vuole imitare Carmen Amaya, che vuole rispettare la sua memoria con affetto, come ci si ricorda di un parente scomparso. Dice di lavorare sul suo corpo, cerca di incarnare la muscolatura di Carmen. Dice che cerca di capire i suoi stessi ricordi, la velocità e la lentezza. Dice che vorrebbe ballare come se si fosse dimenticata il flamenco e ripartire da zero. Le sue parole sono sincere e importanti.

Dice che dialoga con lo spettro di Carmen Amaya.

Ora mi pare evidente che parliamo tutti di fantasmi, dei nostri fantasmi, di presenza onirica, di transe di incarnazione e possessione, di rinascita e di morte. E magia? sta accadendo davvero? C’è forse Fellini che ride dietro le quinte?

E già il momento di chiudere l’incontro.

Ringrazio le stelle di non avere sentito il discorso solito “es flamenco “o “no es flamenco” che ci avvilisce da parte di chi vuole tenersi stretto il flamenco e non offrirlo al mondo.

Usciamo felici testimoni di un momento unico, prezioso, formidabile.

Non un esibizione, non uno spettacolo. Una creazione.

Grazie a Sandrine Rabassa che lo ha pensato e voluto.

Grazie a Olga Pericet, immensa artista.

 

E ora che cosa facciamo con questo bagaglio? Testimoniare!

E poi andremo a vedere lo spettacolo “ un cuerpo infinito “  assolutamente a tutti i costi l’anno prossimo 2019 a Madrid .


Hasta pronto !

Sophie RAVEL

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Noi gli «amatori » , nous les "amateurs"

Nella danza è abbastanza difficile, passata l’età dell’oro delle scarpette da ballo, trovare da adulti un modo di praticarla che abbia un senso. Bisogna ripartire da zero,accettare il proprio corpo, il suo peso, la sua forma, la sua età. Volere mettersi in gioco, esibirsi, muoversi sulla musica, esprimersi finalmente. Perché abbiamo molto di più da raccontare oggi che nei nostri primi piccoli passi, noi donne compiute, spesso madri di famiglia,lavoratrici o no, sole o accompagnate. I freni sono numerosi e non ci lasciano uscire dalla nostra riservatezza e finalmente osare danzare.

Ed ecco dove il flamenco ci offre gioie inaspettate! Prima di tutto perché il Flamenco rompe le regole del conformismo fisico, è un’arte che si esercita tra quelli che sono differenti, fuori norma, marginali.

La donna flamenca si esprime con intensità. Femminilità cruda o a volte con sensualità sottile. In tutti i casi è ancorata nella terra, nel ritmo, nel fuoco della vita. E cosi noi gli “amatori”, avvicinandoci al mondo del flamenco, siamo spesso trasformate, catturate e improvvisamente il « tutto è possibile » torna dalla nostra parte.

Il flamenco ci fa fare cose inedite, mettere fiori nei cappelli, vestiti lunghi con i volants, ascoltare canti che vengono da lontano che raschiano e frugano nei nostri ricordi, passare ore a contare e ricontare una escobilla, a guardarsi allo specchio con stupore, a battere mani e piedi. Senza motivo, per la bellezza del gesto !

La danza flamenca è solitaria, ma noi la pratichiamo in gruppo. Imitando i nostri maestri, cercando il senso di un silenzio, piene di brividi quando la musica dal vivo ci circonda, sudiamo, giro voltiamo, combattiamo con ventagli, mantones, faldas de cola. Parliamo per ore di tessuti, di pizzo e di variazioni musicali. E non ci prendiamo troppo sul serio.

Noi ,gli amatori, siamo anche aficionados degli artisti, quelli veri, che hanno il talento e la convinzione, che salgono sul palco per vivere. E li amiamo. La loro virtuosità ci incanta, i nostri cuori volano appena appaiono nella luce. E gli seguiamo, come pellegrini, in Italia, Spagna, Francia.Siamo il pubblico ideale, quello che sa riconoscere i pezzi di bravura, la forza creativa, il lavoro ben fatto.

Allora grazie al festival di Mont de Marsan per averci dato l'occasione di un altro viaggio. Di averci offerto il nostro momento sul palco, quasi toccando le stelle, nelle migliori condizioni tecniche e davanti a una vera platea, accolte affettuosamente e con il sorriso.

Torniamo a casa appagate, intensamente nutrite da questa arte del flamenco che prende cosi tante forme e rende più belle le nostre vite!

Hasta pronto
Sophie Marie Ravel

https://arteflamenco.landes.fr/pratiques-amateurs

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"Ridere fa bene alla salute .....Olé!" di Ridolina

L'atmosfera  accogliente di Monteriggioni, la folla di turisti spensierati e l'energia degli organizzatori sono stati gli ingredienti principali di questa bella giornata!
Noi clown-dottori di Ridolina abbiamo contribuito alla manifestazione cercando di coinvolgere piccini e grandi con giochi sugli effetti benefici della risata e la comicità.
Il positivo contrasto tra la leggerezza del clown e l'energia del flamenco è esploso nello spettacolo "flamencomico" del pomeriggio.
L'alternanza dei colori sgargianti degli abiti da ballo ha dato nuova luce alla cittadina medievale.
A conclusione della bellissima giornata, il grande spettacolo Evocaciòn ha trasmesso tutta la passione di questa fantastica danza.

Ridolina

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"Tra nuvole e castelli" di Paola d'Orsi

Ce ne ho messo di tempo.

Scrivo solo ora di quelle ore sospese, irreali e gioiose come una corsa a perdifiato.

Di quella giornata tra nuvole e castelli, a giocare come piccole donne in una fiaba.

Tutto vero invece.

Vero l'impegno di donne determinate e tenaci, pronte ad inseguire per mesi carte bollate, preventivi e certificati.

Vero il senso più profondo di aver ospitato, proprio qui, proprio da noi, uno degli artisti emergenti più importanti del mondo flamenco.

Vero il progresso prodigioso della compagnia di Francesca, di anno in anno sempre più preparata e toccante.

E noi. Noi che "compartimos todo", fra conversazioni whatsapp al limite dell'assurdo, viaggi ovunque per festival improponibili, lavate di capo a vogatori che pretendono di cronometrarci le sevillanas, elenchi inverosimili di beni di prima necessità (birra, ventilatori, fiori...), "Eventbrite chi?", voli last second, macumbe gitane, mariti sull'orlo di una crisi di nervi, esegesi raffinatissime dello stage, pellegrini increduli, consigli preziosi tipo "Ordina le scarpe a Monteriggioni, che a Siviglia non conviene", le romane "la campagna toscana... che bella", le toscane "Roma... che bella", le friulane, le marsigliesi, le mura, il temporale.

Ah, no. Quello no, non l'abbiamo compartido, l'abbiamo tenuto alla larga.

Magia delle fiabe gitane.

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"Esencia" di Giulia Paglicci

Le nostre anime si annalzano oltre le mura...Siamo flamenche. Il nostro volto e tutto il nostro corpo ci brucia... Le nostre urla silenziose sono dentro il tacco che spacca il suolo..la passione arde dentro ogni nostro battito...Il flamenco non è solo ballo, è un contorcersi di sensazioni che non possiamo dividere con altri, ne definire, e neanche desideriamo domarle.

IL FLAMENCO E' TUTTO L'ESSERE....ESSENDO....

 Giulia

"Eccoci !" di Roberta Rosi

Ieri la giornata lavorativa era molto pesante....poi ho visto alcune foto di Monteriggioni : la nostra felicità e la gioia di essere partecipi a questo evento è espressa nei nostri volti! La giornata è arrivata alla fine in un attimo..

Anche questo è "compartir flamenco!"

"Il Ciclone" di Sophie Marie RAVEL

24 luglio 2016 ore 20h00

Le mie amiche sono salite sulle mura del castello e le vedo làssu, figurine colorate che sorridono e alzano le braccia, e ballano le sevillane, come una sfida allo spazio tempo… Che idea geniale Sabrina, che bellezza ! e poi vedo il cielo dietro di loro e sono fulminata : il cielo si è riempito di nuvole ! Ma come ! la giornata è stata ventosa, e calda , e il sole presente ad ogni momento. Questa mattina, appena installati i nostri pannelli “ didattici "sul flamenco due bellissime signore abitanti del castello, con i loro vestiti di domenica e la loro mise en pli , si sono sedute sulle panchine sotto questo sole meraviglioso e mi hanno sorriso per la foto “compartir Flamenco “ con dolcezza e gentilezza. C’era un po’ di vento, questa mattina, i volantini hanno svolazzato giustamente, le gonne si sono alzate, e cappelli si sono arruffati, ma non c’era segno di temporale.

E ora capisco, l’avevo detto al grafico della locandina, “perché questo cielo nuvoloso? non possiamo mettere un cielo sereno?” domanda rimasta nel nulla, e ora guardo la locandina e il cielo è esattamente questo, minaccioso, come annunciato.

Il tempo, il tempo, e il contrattempo...Sono diversi giorni che evito di parlare del tempo, che rifiuto le previsioni meteo, che ho invitato le mie amiche scherzosamente a fare qualche danza del bel tempo, e concentrarsi insieme alle 18h per una preghiera sciamanica. Tutti i preparativi durante settimane, tutte le energie per rendere questa giornata l’appuntamento con il flamenco che abbiamo sognato, una meravigliosa giornata di scambi, di sorrisi, di musica e di festa … di improbabile flashmob , di mostre, di mercatino….tutto doveva concludersi con lo spettacolo dal vivo stasera : un grande spettacolo, con grandi artisti venuti dalla Spagna, nel magnifico scrigno del castello, sotto la luna piena e le stelle, un momento artistico di altissimo livello…un finale di grande flamenco !

Certo, c’era elettricità nell’aria che potrebbe spiegare il cambiamento di tempo sereno a temporalesco, la tensione del organizzazione, la tensione di chi vive l’arte come un impegno, con alto senso di responsabilità. Francesca….Francesca è tesa, tesa come una sposa al suo matrimonio, tesa come una corda di violino, tesa come la corda di un arco, e non riesco a trasmetterle che è andato tutto bene, che i turisti, gli abitanti del posto, gli aficionados, hanno vissuto una giornata di flamenco nostro, colorato e divertente, e hanno condiviso la nostra passione, come avevamo voluto nei nostri lunghi mesi di preparazione.

Ora il cielo è completamente nero. Sono le 21h00 e lampi esplodono in lontananza… il temporale, è qui, alle porte del castello, pronto a scatenarsi sul nostro pubblico già seduto. C’è chi è venuto dalla Francia, da Verona, da Roma, da Pordenone, C’è il sindaco di Siena e Signora, c’è la sindaca di Monteriggioni, e ci sono tutte le mie amiche flamenche, non manca una, sono tutte qui, bellissime e tese in una luce blu surreale, tese verso questo palco, che è minacciato dal diluvio universale imminente.

Ore 21h30 inizia la chitarra di Oscar Lago, e la musica sale nel aria, e l’aria si gonfia, e il tempo si dilata ...e siamo tutti rapiti dalla magia. E difficile spiegare perché ci piace il flamenco, ma ci fa vivere momenti di eccezione, momenti di emozioni fortissime, e riconosco uno di quei momenti nella musica dal vivo, turbata dal vento, nella spontaneità travagliata del ballo, e lo sforzo dei corpi nel sublimarsi, nella fragilità del canto, nel unicità dell’istante.

Il temporale si è fermato alle porte e sta devastando i dintorni.

Non tocca noi. Noi, in una bolla di arte sospeso in alto nel castello, come in un sogno.

Ora penso “siamo nel occhio nel ciclone” e rido perché so che “il ciclone” è il film di riferimento sul flamenco qui in Toscana. E mi viene di ondulare sul “caracoles” e il mio cuore è pieno.

23h00 Fine dello spettacolo.... applausi.

23h10, Un diluvio si abbatte finalmente sul castello, una pioggia grossa pesante e liberatoria, un gran fin de fiesta come si deve! e rido ancora…perché abbiamo vinto anche sulle condizioni atmosferiche !

Eso es flamenco.

Sophie.

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" Palmas" di Pina Sangiovanni

Durante lo stage con El Choro, sabato mattina, corso di Buleria...
Antonio ci ha messo in cerchio e dopo averci fatto dare palmas por
buleria, tutte insieme, ci ha proposto un esercizio proprio basico: dare
un colpo di tacco e uno di palmas in sincrono. Nulla di più semplice,
banale addirittura!
Ad una ad una, con lui che ci guardava negli occhi, abbiamo fatto.
Macché! Il sincrono non usciva, o se usciva era fiacco o era raggiunto
dopo vari tentativi. Arriva davanti a me e tac! Un sincrono perfetto,
sonoro e pieno di energia, che ha scatenato un Olé: una sorta di momento
perfettamento flamenco.
Ci ho ripensato. Per me è stato un attimo bellissimo ma anche privo di
'capacità': il suono è semplicemente 'uscito' mio malgrado. E' stato
come nelle prime lezioni di yoga in cui sono proposti esercizi di
respirazione e non ci riesci e pensi che è incredibile, respirare è
proprio basico per vivere e ti sembra di non esserne capace! Così sabato
mattina.
In quel sincrono raggiunto d'impeto è uscita la mia energia flamenca,
che dice prima di tutto a me chi sono. A cinquant'anni non ballo
flamenco per diventare bailaora. In questi anni ballo flamenco per
cercarmi e trovarmi e ho scelto quest'arte per farlo. E quest'arte è sì
essere, ma essere insieme, in questo modo, nel modo che siamo con tutte
le compagne, al mio fianco da tanti anni o da pochi, ma in quel modo
preciso che è flamenco e che è indicibile, come tutte le espressioni di
arte, di fede e di amore.

Un bacione, e di più
Pina

Partner della giornata : Associazione RIDOLINA

Associazione Ridolina
“Perché le vostre risate sono la nostra medicina”

L’associazione Ridolina nasce dalla quindicinale esperienza dei clown-dottori e volontari del sorriso nella realtà toscana.
Si tratta di un’Associazione senza scopo di lucro, la cui attività trova ragione e ispirazione nella “terapia del sorriso”.
Tale disciplina, pur se di recente acquisizione, gode ormai di riconosciuti crediti scientifici e in virtù dei risultati raggiunti è oggetto di una costante e progressiva diffusione.
La sua principale finalità è quella di umanizzare la degenza nei reparti ospedalieri, con primaria attenzione ai bambini ricoverati nei reparti pediatrici ed oncoematologici.
Inoltre è specializzata su percorsi di sostegno agli anziani, ai disabili, ed ai soggetti svantaggiati, puntando all’ottimizzazione relazionale ed alla umanizzazione delle strutture sanitarie.
I clown dottori dell’associazione operano dal 2001 nell’ospedale S.Chiara di Pisa nel reparto di oncoematologia pediatrica e trapianto di midollo osseo.
Hanno portato il sorriso negli ospedali Lotti di Pontedera (PI), Campo di Marte di Lucca, il Ceppo di Pistoia, G. Pasquinucci di Massa. Inoltre hanno operato in varie RSA di: Colle val d'elsa(Si), Poggibonsi(Si), San Gimignano(Si), Vecchiano(Pi), Madonna dell'acqua (Pi), Tirrenia (Pi).
I clown-dottori in continua collaborazione con l'equipe medico-infermieristico del reparto di oncoematologia pediatrica del S.Chiara forniscono periodicamente percorsi formativi al personale sanitario e portano la loro esperienza e metodologia d'intervento nei vari congressi medico infermieristici in particolare quelli organizzati dall'AIEOP.
L’associazione Ridolina collabora con scuole di ogni genere e grado in particolare negli istituti socio-pedagogici con percorsi formativi di comicoterapia e di prevenzione al disagio per alunni e docenti.
I volontari del sorriso curano il reparto pediatrico dell’ospedale di Lucca e l’RSA San Cataldo sempre di Lucca.

Riferimenti:
Francesco Pisani 3288789511
Antonietta Oristano 3384161201

https://www.facebook.com/ridolinaitalia

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