il flamenco di Olga Pericet, visionario e terribilmente premonitorio della stagione del COVID

"Un cuerpo infinito" era il titolo dello spettacolo presentato a luglio 2019 al festival Arteflamenco di Mont de Marsan . Era uno spettacolo che aspettavo con trepidazione, avendo assistito l'anno precedente alla restituzione davanti a un ristretto pubblico del lavoro che Olga Pericet aveva intrapreso in residenza artistica del Festival con l'unico tema " Carmen Amaya". 

Nella restituzione e nella conferenza stampa, Olga Pericet aveva descritto in modo lunare ma dettagliato il processo di creazione e il suo dialogo singolare con gli spiriti, lo spazio temporale, la memoria, e le stelle.  Per cui non mi mancavano le chiavi di lettura dello spettacolo eppure ero rimasta stupefatta, sorpresa e disturbata della rappresentazione. Un immagine in particolare mi risultava forte e incomprensibile, il momento in cui aveva coperto il suo viso di una bolla di plexiglass, come un casco spaziale. Mi dava un senso di soffocamento, di disagio e di incongruità. Nella sala non mancavano i rumori di dissenso, qualche risatina. il pubblico era disturbato. Questa immagine è rimasta nella mia memoria tanto tempo, con il suo punto interrogativo e la sensazione di essere passata accanto a un messaggio.

Poi arrivò la pandemia, la paura, la clausura, la conta dei morti, e tutto il mondo dello spettacolo dal vivo si è fermato bruscamente.Tutto fermo, ho iniziato il mio viaggio immaginario, un lavoro di memoria, di nostalgia, di sensazioni e di domande: quando sarà possibile tornare ad applaudire gli artisti sul palco ? quando rivivremo le emozioni di in una notte d'estate con la musica che avvolge tutti, il pubblico che si unisce nel respiro  con gli artisti che vivono l'urgenza e il rischio di un' unica rappresentazione, una prima internazionale.

Quando e come sarà possibile ? porteremo le mascherine ? la sala sarà dimezzata , saremo distanti ? L'immagine che mi torna in mente è Olga Pericet,  premonitoria nella sua bolla, proiettata nel futuro, non nel passato, e il suo viaggio verso la luna che era un viaggio verso la terra di oggi. Folgorante e intrepida. Nel mio dialogo anonimo e distante con questa splendida artista cerco di tessere i fili del probabile futuro ed accettare quello che ci dicono :" imparate a convivere con il virus  nelle vostre piccole bolle soffocanti."

Il flamenco è un arte potente, che ci trasporta in una altra dimensione,ed è un arte indispensabile,  visionario. Il festival di mont de Marsan è stato rimandato al 2021. Chissà come sarà la prossima edizione, le creazioni di questi straordinari artisti. Chissà se nascerà il nuovo flamenco, come sono nati da un mondo in profondo cambiamento  il Butô di  Sankai Juku o il Tanztheater di Pina Bausch. Oppure tirerà fuori la più grande purezza delle origini per chiudere un cerchio di cui non vediamo l'ampiezza.Sicuramente il flamenco avrà la sua nuova voce da fare sentire, forte e sorprendente.

Io l'aspetto e ve lo dico in anticipo : sarà straordinario !

Sophie RAVEL