"Tra nuvole e castelli" di Paola d'Orsi

Ce ne ho messo di tempo.

Scrivo solo ora di quelle ore sospese, irreali e gioiose come una corsa a perdifiato.

Di quella giornata tra nuvole e castelli, a giocare come piccole donne in una fiaba.

Tutto vero invece.

Vero l'impegno di donne determinate e tenaci, pronte ad inseguire per mesi carte bollate, preventivi e certificati.

Vero il senso più profondo di aver ospitato, proprio qui, proprio da noi, uno degli artisti emergenti più importanti del mondo flamenco.

Vero il progresso prodigioso della compagnia di Francesca, di anno in anno sempre più preparata e toccante.

E noi. Noi che "compartimos todo", fra conversazioni whatsapp al limite dell'assurdo, viaggi ovunque per festival improponibili, lavate di capo a vogatori che pretendono di cronometrarci le sevillanas, elenchi inverosimili di beni di prima necessità (birra, ventilatori, fiori...), "Eventbrite chi?", voli last second, macumbe gitane, mariti sull'orlo di una crisi di nervi, esegesi raffinatissime dello stage, pellegrini increduli, consigli preziosi tipo "Ordina le scarpe a Monteriggioni, che a Siviglia non conviene", le romane "la campagna toscana... che bella", le toscane "Roma... che bella", le friulane, le marsigliesi, le mura, il temporale.

Ah, no. Quello no, non l'abbiamo compartido, l'abbiamo tenuto alla larga.

Magia delle fiabe gitane.

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